Metronapoli.it

FacebookYoutubeRSSTwitter

E-Magazine & Web TV della Citta' Metropolitana di Napoli - Registrazione al Tribunale di Napoli 5113/2000

Napoli, in scena al Teatro Bellini "Questi fantasmi!" di Eduardo de Filippo

8/1/2018 - Dal 9 al 21 gennaio la Compagnia Elledieffe - che porta il nome di Luca De Filippo, figlio del grande drammaturgo partenopeo – porterà in scena l’opera per la regia di Marco Tullio Giordana con Gianfelice Imparato e Carolina Rosi, nei ruoli rispettivamente di Pasquale Lojacono e della moglie Maria. Probabilmente Eduardo si ispirò a un episodio di cui fu protagonista suo padre, Eduardo Scarpetta, il quale, in ristrettezze economiche, fu costretto a lasciare la propria abitazione trovando, però, per la sua famiglia una nuova eccezionale sistemazione con un fitto bassissimo. Dopo alcuni giorni si chiarì il mistero: la casa era frequentata da un'impertinente “monaciello”.

Al Teatro Bellini di Napoli, dal 9 al 21 gennaio, Elledieffe - la Compagnia  di teatro che porta il nome di Luca De Filippo - mette in scena l'opera teatrale “Questi fantasmi!” di Eduardo, a circa un anno dalla prematura scomparsa del figlio, per la regia di Marco Tullio Giordana con Carolina Rosi e Gianfelice Imparato.

“Un debutto che è stato molto importante per la compagnia - afferma Carolina Rosi –  per tante ragioni. Sintesi di un lavoro che ci ha portato ad avviare percorsi artistici condivisi e che oggi, nel rigoroso segno di Luca, continua a rappresentare e proteggere l’immenso patrimonio culturale di una delle più antiche famiglie della tradizione teatrale italiana”.

Un esordio significativo e fortunato, quello di “Questi fantasmi!” di Eduardo, 72 anni dopo la sua prima rappresentazione (avvenuta il 7 gennaio 1946 al Teatro Eliseo di Roma), in un’edizione affidata a uno dei più rigorosi e autorevoli registi italiani, Marco Tullio Giordana. Nel cast, che unisce diverse generazioni  di attori, ci sono Gianfelice Imparato, nel ruolo di Pasquale Lojacono, affiancato da Carolina Rosi (Maria, la moglie), Nicola Di Pinto, Massimo De Matteo, Giovanni Allocca, Paola Fulciniti, Gianni Cannavacciuolo, fino ai giovanissimi  Federica Altamura, Andrea Cioffi e Viola Forestiero. La scenografia e le luci sono di Gianni Carluccio, i costumi di Francesca Livia Sartori e le musiche di Andrea Farri.

Questa è stata una delle prime commedie ad essere rappresentata all'estero (nel 1955 a Parigi, al Théâtre de la Ville – Sarah Bernhardt) e ha raccolto unanimi consensi in tutte le sue diverse edizioni. Un successo assoluto ascrivibile allo straordinario meccanismo di un testo che, nel perfetto equilibrio tra comico e tragico, propone uno dei temi centrali della drammaturgia eduardiana: quello della vita messa fra parentesi, sostituita da un’immagine, da un travestimento, da una maschera imposta agli uomini dalle circostanze.

“Questi fantasmi!” è una commedia in tre atti, scritta nel 1945, ed è la seconda, dopo “Napoli Milionaria”, a far parte della raccolta “Cantata dei giorni dispari”. Eduardo si ispirò probabilmente per la sua realizzazione a un episodio di cui fu protagonista suo padre, Eduardo Scarpetta. Racconta infatti quest’ultimo che la sua famiglia, in ristrettezze economiche, fu costretta a lasciare la propria abitazione da un giorno all’altro. Il padre riuscì a trovare in poco tempo una nuova sistemazione, all’apparenza eccezionale, in rapporto all'affitto ridottissimo da pagare. Dopo alcuni giorni si chiarì il mistero: la casa era frequentata da un'impertinente “monaciello”.

“Eduardo è uno dei nostri grandi monumenti del ‘900 - sottolinea il regista Marco Tullio Giordana -  conosciuto e rappresentato, insieme a Pirandello, nei teatri di tutto il mondo. Emerge dal testo non solo la Napoli grandiosa e miserabile del dopoguerra, ma anche un sentimento, un dolore che non ha mai abbandonato la città e insieme il suo controcanto gioioso, quello che Ungaretti chiamerebbe l’allegria del naufragio. La grandezza di Eduardo sta nel non condannare né assolvere, ma semplicemente nel rappresentare quel mondo senza sconti e senza stizza. Il suo sguardo non teme la compassione, rifiuta la rigidità del moralista”.