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Lavarsi le mani: un gesto importantissimo

17/3/2020 - Lavarsi le mani è un gesto così automatico e naturale che sembra quasi impossibile pensare che in realtà sia stato “scoperto”.

Lavarsi le mani è un gesto così automatico e naturale che sembra quasi impossibile pensare che in realtà sia stato “scoperto”. Nel 1846 un medico di nome Ignaz Philipp Semmelweis portò a termine quello che oggigiorno può definirsi il primo studio epidemiologico. Perplesso da differenti percentuali di infezione nelle due cliniche di Vienna in cui lavorava suggerì di effettuare prima di ogni visita un lavaggio delle mani con del cloro. La cosa cambiò immediatamente la sorte dei pazienti, basti pensare che la percentuale di decessi per infezione passò dal 10% all’ 1,8% in meno di un anno. Semmelweis aveva così scoperto l’importanza del lavaggio delle mani, concetto fondamentale e basilare oggigiorno in qualunque struttura ospedaliera e nella vita di tutti i giorni. Negli stessi anni, Matteo Verde (1836 -1899), un medico ischitano che seguiva come un neofita le continue conquiste della scienza nel settore dell’immunologia e della batteriologia, a seguito delle scoperte di Jenner, Pasteur, Koch, Klebs, Ogston si fece assertore convinto delle vaccinazioni e delle norme igieniche da osservarsi in qualsiasi momento della giornata. Si diede da fare per vincere le resistenze di alcune autorità e della stessa popolazione che guardavano con diffidenza le nuove acquisizioni della scienza medica. Basti pensare che per indurre i contadini a lavarsi le mani prima della colazione , Matteo Verde prometteva loro un regalo, che poteva essere la “farina lattea” per i neonati, pacchetti di biscotti Plasmon e perfino la Magnesia San Pellegrino. I risultati non si fecero attendere. Un po’ per la fiducia che il medico condotto riusciva a infondere, un po’ per gli agognati regali, le infezioni a Forio, dove operava il dottor Verde calarono drasticamente come testimoniano le tante cartelle cliniche custodite nell’ambulatorio municipale. Nel 1879 il re Umberto I assegnò a Matteo Verde l’ambita decorazione della medaglia d’argento.